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I Vigneti e la Viticoltura Ragionata

aironi in vigna

La famiglia Paladin vanta una storia di ormai 50 anni nella vitivinicoltura in Veneto. Forte di questa esperienza, nel 2004 ha avviato in Toscana la produzione del Chianti Classico firmato Tenute di Castelvecchi e Vèscine e la conduzione di un affascinante relais 4 stelle, Il Borgo di Vèscine, cui si è aggiunto nel 2008 Castello Bonomi – Tenute in Franciacorta, splendido Chateau ai piedi del Monte Orfano.

Passione, ricerca, dedizione e rispetto delle tradizioni: questi sono i principali valori che la famiglia Paladin persegue da sempre con la fondazione 1962 dell’azienda da parte di Valentino, seguendo le orme e le tradizioni trasmesse del nonno.
CarloLuciaRoberto hanno portato in seguito nuovi stimoli ed energie con l’obiettivo di produrre vini d’eccellenza e di grande tipicità territoriale sempre nel rispetto delle tradizioni di famiglia.
I vigneti, curati amorevolmente come giardini, sono immersi nell’armonioso paesaggio agreste che rievoca tradizioni e culture antiche.

Oggi nelle tenute della famiglia Paladin si pratica un approccio estremamente avanzato in termini di qualità ed etica alla produzione vitivinicola: la “Viticoltura ragionata”.

Come vengono portati avanti i progetti di viticoltura ragionata ed ecosostenibile?

La famiglia Paladin ha costituito un gruppo di lavoro per la Ricerca & Sviluppo, costituito da Luigi Bersini, Leonardo Valenti (docente dell’Università di Milano) e Carlo Paladin ed è in stretto contatto con l’ufficio Marketing,  per capire dove il mercato è più sensibile e come e dove indirizzare la comunicazione.
Il team decide le priorità di studio e d’opera con il supporto degli uffici marketing e commerciale, che fanno anche da tramite per la divulgazione dei risultati.

Tra i piani già in fase di realizzazione avanzata ricordiamo:

–          due studi in corso per il calcolo e la valutazione dell’impronta carbonica vitivinicola. In particolare siamo la prima azienda vitinicola in Italia ad avere una capannina per la misurazione (anziché stima) degli assorbimenti di CO2 da parte delle vigne;

–          gli studi particolareggiati sui vigneti, finalizzati alla gestione sempre più ecosostenibile delle operazioni. Grazie a un sistema satellitare che coniuga GPS e mappe di vigore è possibile infatti gestire ogni operazione con quello che definiamo un approccio “pianta per pianta” valutando ogni ceppo di vite nella sua individualità.
I vigneti sono infatti stati mappati, con la consulenza dello Studio di Ingegneria Terradat di Paolo Dosso, valutandone il vigore e la loro gestione è funzione dello stato di sviluppo riscontrato nelle diverse aree analizzate.
L’azienda crede fermamente nella concimazione organica non solo per il reintegro dei nutrienti asportati, ma anche per il mantenimento complessivo della struttura e della fertilità del terreno.
L’azienda è la prima in Italia ad utilizzare il rateo variabile applicato alla distribuzione di concime attraverso l’ideazione di una macchina appositamente progettata in collaborazione con la ditta Casella che, grazie ad un GPS installato e all’impiego delle mappe di vigore, garantisce adeguati apporti nutritivi al vigneto solo nella quantità realmente necessaria allo sviluppo della pianta  – diversa quindi da zona a zona – ed alla produzione di uva di qualità sempre crescente ottenuta dalla riduzione dell’eterogeneità del vigneto.

–          gli studi in vigneto e cantina per la continua riduzione dell’anidride solforosa nei vini, garantendo al contempo gli standard organolettici e qualitativi consolidati; in questo senso si è attuato un progetto di inertizzazione dell’intera filiera garantendo un’atmosfera inerte dalla vendemmia fino all’arrivo in cantina delle uve ed in vasca dei mosti. Il lavoro in iper-riduzione ha consentito l’eliminazione di solfiti durante le fasi di vendemmia e trasporto delle uve, migliorando al contempo la preservazione degli aromi grazie anche alla vendemmia notturna ed all’arrivo delle uve bianche in cantina a temperature non superiori ai 15 °C.

Per quando riguarda l’impronta carbonica (carbon footprint), ovvero le emissioni di anidride

carbonica al netto dei cosiddetti “sequestri”, ovvero degli “assorbimenti” di anidride carbonica da parte, per esempio, delle viti stesse nel ciclo clorofilliano, il gruppo Paladin aderisce a due distinti progetti.

1)      Ita.Ca® con Castello Bonomi e Bosco del Merlo impegnati in prima fila insieme a sole altre 50 aziende in tutta Italia nell’approntamento di un calcolatore di emissioni, aggiornato secondo il Protocollo dell’OIV.
La finalità del progetto è applicare l’unico metodo di calcolo italiano riconosciuto in ambito internazionale (FIVS e WFA) per valutare le emissioni carboniche e stimare il saldo di CO2 in ambito aziendale.
Un apporto fondamentale da parte del comparto vitivinicolo che dimostra sensibilità e un’attenzione pionieristica a un tema di unanime interesse, come è stato riconosciuto dopo i famosi Protocolli di Kyoto, confermati con l’accordo di Doha.

2)      Winezero in Veneto:  il progetto, guidato dall’Università di Padova, ha il compito di analizzare l’impronta carbonica e, in particolare, l’assorbimento dell’anidride carbonica da parte della vegetazione.
Il progetto combina in modo innovativo assorbimenti ed emissioni di questa importante filiera produttiva, che mai in nessun paese finora sono stati integrati, con l’intento di certificare l’area sottoposta a controllo dal punto di vista del bilancio carbonico.

In semplicità: tramite la colonnina di misurazione degli assorbimenti di anidride carbonica posta nel vigneto di sauvignon blanc di Bosco del Merlo a Lison possiamo finalmente avere la prova di quanto già sospettiamo ovvero che un’azienda virtuosa nel settore vitivinicolo ha un impatto non solo ridotto, ma anzi positivo sull’ambiente dal punto di vista del bilancio carbonico.
Piantare un vigneto è come piantare un bosco: la vite ha un effetto positivo sull’ecosistema e pertanto il vino, quando la viticoltura è ragionata e la filiera controllata, è un prodotto prezioso per il consumatore e per l’ambiente.
Attraverso questi progetti l’azienda è portata ad affrontare un percorso molto particolareggiato di automonitoraggio individuando eventualmente i punti critici dell’intera filiera che non mostrino un’adeguata efficienza.
Il riconoscimento e la modifica di tali approcci in ottica di riduzione delle emissioni permette all’azienda di approcciare il tutto in maniera più virtuosa attraverso un modus operandi che sia volto alla costante riduzione di eventuali sprechi e del proprio impatto ambientale con conseguente aumento di efficienza in ogni fase della filiera.

Quanto delineato in questo documento costituisce la fase uno del Progetto “Viticoltura Ragionata” del Gruppo Paladin, ovvero rispecchia lo stato dell’arte e la definizione delle priorità per il breve e medio periodo, che così delinea i propri impegni e obiettivi, nonché la progettualità concreta per agire in modo preciso e fattivo verso una maggior qualità a 360 gradi.