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WINE & ART Collection by Paladin
Le ragioni di un’idea

Far incontrare la maestria del vinificare con i valori della cultura artistica italiana è una tradizione della famiglia Paladin, che si rinnova nella Wine & Art Collection. Un vino speciale per esaltare, come merita, l’arte del vinificare, che inviti, come l’arte, al piacere della collezione. Un vino d’eccezione e un’etichetta d’argento firmata da un grande artista contemporaneo; un vino capace di suscitare emozioni, interesse, attesa, piacere del palato e dell’animo. Questo vuole essere la Wine & Art Collection. La nostra collezione è un luogo privilegiato dove ogni frutto è prezioso e tutto è arte: il vino, l’etichetta, l’idea che li unisce. Quattro grandi artisti hanno dato corpo a questa idea.


L’azienda e il vino

La famiglia Paladin da sempre segue con entusiasmo e privilegia i valori essenziali del proprio lavoro: la qualità e l’amore per la terra e i suoi frutti, in vigna come in cantina. E’ grazie a questi valori che ogni vigneto rappresenta un modello di equilibrio, dove le moderne conquiste dell’agronomia si combinano con le più antiche tradizioni enologiche. Wine & Art nasce dal raffinato incontro di Malbech e Refosco dal peduncolo rosso. I mosti fermentano separatamente; dopo 12 mesi di riposo in botti di rovere, i due vini vengono uniti. Il cru così ottenuto riposa quindi per altri sei mesi in piccoli carati di rovere di Allier. Il risultato è un vino elegante, color rosso rubino dai riflessi granati. Ha un sapore asciutto e corposo che si evolve in eccellenti sentori di spezie dall’ottima persistenza. E’ perfetto con arrosti di carni rosse, cacciagione e selvaggina. Si consiglia di servirlo in ampi calici da vino rosso alla temperatura di 18° C.


Gli artisti::
Giorgio Celiberti, Carmelo Zotti, Riccardo Licata, Armando Pizzinato




Giorgio Celiberti(Udine, 1929) è figura di spicco dell’arte contemporanea. Dopo gli studi a Venezia e dopo la guerra, si trasferisce a Parigi, poi sarà a Bruxelles e Londra, negli Stati Uniti, in Messico, a Cuba e in Venezuela. Più di 100, dal 1949 a oggi, le personali in Italia e all’estero. La sua produzione è vastissima e spazia dalla pittura alla grafica, alla scultura. Un’arte che, dopo la visita al lager di Terezin, vicino Praga, celebra i grandi temi civili e si avvia in un lungo percorso verso la serenità. Dai soggetti zoomorfi si è poi rivolto a costruire un abbecedario di segni: croci, quadrati, stelle, lettere, numeri, tracciati, impronte e moltissimi cuori, carichi di senso, grondanti umanità. Celiberti è un grande costruttore, ama i gesti ampi che ridisegnano lo spazio in affascinanti relazioni con la materia. La sue opere si trovano in numerosi edifici pubblici, come il “Mosaico dell’amicizia†realizzato per l’atrio dell’Università di Lubiana e il gigantesco affresco per l’Hotel Kawakyu di Shirahama, in Giappone. Hanno detto di lui: ci sono artisti che si esprimono al meglio nella misura del sonetto, a Celiberti si addice il cantico.

Carmelo Zotti(Trieste, 1933 – Treviso, 16 maggio 2007) negli anni ‘50 inizia a frequentare l’Accademia di Belle Arti di Venezia, mentre in Europa si va affermando quella forma della ricerca visiva definita “informaleâ€. Poco più che ventenne riconosce questa direzione di ricerca dell’arte europea e la vena di surrealità che la percorre, guarda ad artisti come Arp, Ernst e Santomaso, come Afro e Villon, come Licini e Hobey, fino a Fautier, Vedova ed Hartung. Zotti si confronta con la loro lezione, guidato da una sensibilità originale e una forza profonda, carica di emozione ed umanità. Agli inizi degli anni ’70 appare evidente che a Zotti interessa la pittura per “raccontare storie†che chiedono dal suo inconscio di emergere, di manifestarsi “inevitabilmenteâ€. Ogni segno diviene così un simbolo, una metafora. Fino al 1990 ricopre la cattedra di pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Partecipa a numerose e importanti manifestazioni d’arte internazionali, dalla Biennale di Venezia alla Quadriennale di Roma ed espone in rassegne collettive ad Helsinki, Tokyo, New York, Istanbul e in molti altri paesi.

Riccardo Licata (Torino, 1929) frequenta a Venezia il liceo artistico, avvicinandosi all’esperienza della Bauhaus e dell’arte del mosaico; partecipa al dibattito sul rinnovamento dell’arte italiana e nel ’49 guida un gruppo di giovani astrattisti. La sua pittura si avvia verso una “scrittura grafico-pittorica†ispirata alla musica. Nel ’50 segue all’Accademia di Belle Arti di Venezia i corsi di pittura e, l’anno successivo, allestisce in città la sua prima importante personale. Nel ’57 Gino Severini lo chiama come suo assistente a Parigi, dove collabora con importanti artisti, come Hayler, Friedlander e Goetz, nel campo dell’incisione sperimentale, mentre mantiene frequenti contatti con Matta e altri artisti europei. Dal 1962 insegna all’Accademia di Belle Arti di Parigi e dal ’70 guida il corso di tecniche sperimentali della Scuola Internazionale della Grafica di Venezia. È presente alle più importanti Rassegne e Fiere Internazionali dell’Arte e nelle collezioni permanenti di Musei in tutto il mondo. Numerosissime le mostre Personali e le presenze alle più importanti rassegne internazionali di grafica.

Armando Pizzinato (Maniago, 1910 – Venezia, 2004) è uno dei maggiori pittori del '900. A 20 anni si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1933 espone a Milano, nel '36 si trasferisce a Roma e partecipa al gruppo 'Corrente'; nel 1939 rientra a Venezia, dove mantiene contatti con l'ambiente del Cavallino: Martini, Scarpa, Cesetti, Viani, Santomaso, Afro, Basaldella, Turcato e Vedova e partecipa a numerose esposizioni, mentre le sue opere approdano ai grandi musei del mondo. Nel '46, a Venezia, è un vivace esponente del gruppo Fronte Nuovo. Nel 1948 espone alla Biennale e alla Mostra d'Arte Italiana del XX secolo di New York. Negli stessi anni aderisce alla corrente del realismo. Respinto dalla polemica politico-culturale degli anni ‘50, trova nel 1960 la forza, come dice lui stesso, 'di venirne fuori', accogliendo istanze nuove. Il periodo cosiddetto del neo-naturalismo che attraverso gli ultimi vent’anni lo porterà a noi ed alla conquista di una piena, interiore libertà. Pizzinato ha esposto nelle maggiori città italiane e nei principali luoghi d'arte del mondo: al Museum of Modern Art di New York, all'Art Museum di Cincinnati, quindi a Parigi, a San Pietroburgo e a Mosca, a Berlino, a Dresda, a Vienna ed in molti altri importanti centri.


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